In maggioranza si trattava di donne

29.12.15 0 Commenti A+ a-

Questa è una ricerca sulla prostituzione nel tardo Medioevo italiano, che vorrebbe ampliare quello che è stato il confusionario (e sotto revisione) precedente articolo sull'argomento, Ars Meretricalis. Per questa seconda ripresa, ho spulciato documenti più particolari e prettamente italiani, senza però tralasciare un episodio che reputo interessante dalla scena europea. Ho cercato di collezionare più informazioni possibili tra quelle che possano essere di aiuto ai ricostruttori, oltre ad aver individuato la posizione del postribolo pubblico di Novara, andando ad aggiungere un tassello nel quadro nel Ducato milanese.

Il solito avvertimento: ai moralisti "tanto-per-fare" e a quanti non sono mossi da genuina curiosità, vade retro. A tutti gli altri, buona lettura!

Tratto dal manoscritto 599 BnF, folio 55v.

Di Poggio Bracciolini

Fu costui al secolo Giovanni Francesco Poggio Bracciolini [1380 - 1459] storico e umanista, uomo che, viaggiando per la penisola, ebbe modo di raccogliere e pubblicare le Facetiae, raccolta di aneddoti e storielle pubblicata tra il 1438 ed il 1452 (vedi il dizionario biografico Treccani). Tratte dalle Facetiae, riporto alcune testimonianze che riguardano donne di facili costumi:

63 - Detto di una matrona che vide alla finestra le vesti di una cortigiana.
Una donna di mal affare aveva una mattina messe fuori dalla finestra le vestimenta che il ganzo le aveva donate. Una matrona che le vide nel passare: "Ecco" disse, "una donna che fa, come il ragno, la sua tela col culo, e mostra a tutti l'opera sua".
113 - D'una donna pubblica che si lamentava di un torto fattole da un barbiere
Evvi a Firenze magistrato che è preposto ai buoni costumi, detto Officiale di onestà; ed è cura sua di decidere le questioni delle donne pubbliche, e di curare che esse non abbiano molestie nella città. Venne una volta dinanzi ad esso una cortigiana a lamentarsi dell'ingiuria e del danno che le aveva fatto un barbiere, che chiamato nel bagno perché le radesse le parti inferiori, le fece col rasoio, là dentro un taglio tale, che per molti giorni non poté introdurvi alcun uomo, e per questo lo accusava di averle dato danno e chiedeva che la compensasse di ciò che non aveva potuto guadagnare.
Si chiede: come dovrà essere la sentenza?
243 - Detto faceto di una cortigiana alle spalle dei veneziani
Ai bagni di Petriolo udii da una dotta persona narrare di una faceta risposta di una meretrice, che non è indegna di essere registrata fra queste facezie. Eravi a Venezia una cortigiana da bassa gente, alla quale andavano uomini di tutti i paesi; uno di questi un giorno le chiese quali fra gli uomini del mondo le paressero forniti. E la donna tosto risposte che erano i Veneziani. E chiestane la ragione: "L'hanno tanto lungo", disse, "che per quanto siano in mare e in lontani paesi, arrivano fino alle loro mogli e fanno loro fare fanciulli". Scherzava in questo modo sulle mogli dei Veneziani, che, quando questi vanno lontano, sono lasciate alle cure degli altri.
e da queste storie si può avere una bella pittura a colori vividi di ciò che accadeva nella prima metà del Quattrocento, riguardo al tema di nostro interesse. Particolarmente interessanti ho trovato i riferimenti ai bagni pubblici, che dovrei approfondire, l'uso indistinto di cortigiana per meretrice e la distinzione del ruolo della meretrice in base alla clientela (mi verrebbe da dire che il ganzo che dona i vestiti non può essere della bassa gente).
Altre storielle raccontano particolari interessanti; tra queste segnalo:
42 - D'una meretrice mendicante
Si era raccontata questa storia in compagnia di amici, quando uno di questi disse: "È un caso simile a quello di una meretrice vecchia (e ne aggiunse il nome) che ormai decrepita chiedeva l'elemosina, dicendo: Fate la carità a chi lasciò il peccato e il mestier di puttana. Un uomo ragguardevole le chiede un dì perché mendicasse: Che cosa volete ch'io faccia? Nessuno mi vuol più, risposte. E l'uomo le disse: È dunque per necessità, non per volontà tua, che hai lasciato il peccato; perché ora non avresti più maniera di commetterne".
25 - Di una donna che stava sulla riva del Po
Sopra una piccola nave recavasi a Ferrara, insieme con alcuni uomini della Curia, una di quelle donne che fan servizio agli uomini. Una donna allora che stava sulla riva del Po, disse: "Matti che voi siete; credete forse che a Ferrara vi sian per mancar meretrici, quando là ne troverete tante, più che donne oneste a Venezia?".
Ci sono altre novelle interessanti da leggere, come la numero 197. Qui ho preferito citare solo le più esplicite e interessanti.
Per evitare di usare troppo latino, le citazioni sono tratte da una traduzione trovata in uno scritto anonimo del 1884.

Di faccende temporali

Imperia, statua di Peter Lenk installata nel
1993 sul porto di Costanza.

L'episodio degli uomini della Curia in compagnia di una donna di malaffare ricorda l'episodio delle "belle di notte" del concilio di Costanza (1414 - 1418). Molto distante dalle coste della penisola, questa vicenda possiede, al contrario, una remota e affascinante connessione con le terre cui siamo famigliari.

Nel 1993 lo scultore Peter Lenk fece erigere su terreno privato sul porto di Costanza una controversa statua per ricordare della presenza, durante gli anni del concilio, di un grandissimo numero di Hübschlerinnen (prostitute) come ci narrano diversi cronisti, tra cui cito Ulrich von Richental, il quale, dopo il 1420, cominciò la stesura di un diario degli eventi cui aveva assistito in prima persona.

Per la statua, Lenk affermò di essersi ispirato al personaggio di Imperia, frutto del lavoro di Honoré de Balzac presente ne le sollazzevoli istorie (Contes drolatiques); Balzac il quale, a sua volta, prese a musa ispiratrice per la cortigiana Imperia Cognati, tante volte nota col nome (controverso) di Lucrezia de Paris, Romana, classe 1486.

Un altro evento da annoverare riguarda la crociata contro i Visconti di Milano capitanata da Bertrand du Poujet (Betrando del Poggetto) nipote del Papa Giovanni XXII, che fece oste contro i milanesi nell'ottica delle frizioni guelfe/ghibelline nel 1320. Nel 1323, - ce ne parla la Fondazione Treccani degli Alfieri per la Storia di Milano, in Storia di Milano, V - con la signoria dei Visconti (1310-1392) presso il campo crociato di Piacenza, tra i mutevoli cavalieri mercenari tedeschi, troviamo il maresciallo di campo del de Poujet riscuotere un tornese d'argento alla settimana da ogni prostituta ed il conteggio delle prostitute arriva alle due centinaia.

Ancora, va detto che presso la Grande Compagnia (circa 1350-1363), sempre secondo la Fondazione Treccani, erano presenti quasi diecimila fra scudieri, artigiani, poveri diavoli e prostitute. Si cita, riguardo la Grande Compagnia negli anni in cui venne capitanata dal Conte Lando (al secolo Konrad von Landau) che erano censite

duemilacinquecento barbute ben montate e ben in arme, grande quantità di cavallari e saccomani in ronzini e in somieri e mille masnadieri, e barattieri, e femmine di mondo, e bordaglia da carogna ben più di cinquemila.
M. Mallett, uno dei più importanti studiosi contemporanei di storia militare medievale e rinascimentale, raddoppia il numero di questi personaggi, affermando che:
La Compagnia contava circa 10000 combattenti a cui si aggiungevano 20000 persone che venivano al seguito: in maggioranza si trattava di donne. Le donne lavavano la biancheria, attendevano a macinare il grano e a cucinare per i soldati della Compagnia.

Che la prostituzione fosse affare comune nelle grandi compagnie sento di poter dire è un fatto generalmente credibile, alla luce di questi episodi e di quelli che già citai nel maggio del 2014.

A cappello di questa rassegna di fatti, si possono usare delle frasi di carattere generale, come questo passo di J. Huizinga:

L'uso della chiesa come luogo di convegno, dove i ragazzi vanno a guardare le ragazze, è così diffuso che solo i moralisti ancora se ne scandalizzano. I giovani vengono di rado in chiesa, [...], e se lo fanno è solo per vedere le donne che ci vengono a esibire le loro capigliature sontuose e i loro décolleté. [...] Pure le prostitute vengono a cercar clienti in chiesa. [...] Più di una volta la chiesa e l'altare vengono insozzati da atti osceni.

Non bisogna però dimenticare che lo studio dello Huizinga si concentra sulla Francia, la Borgogna e i Paesi Bassi. Il Mallett, inoltre, afferma che:

La prostituzione era un fatto comunemente ammesso dalla società italiana e così si dica del codazzo di sgualdrine al seguito dei militari. Firenze concesse la licenza di tenere bordelli sotto le mura di Pisa e usò il ricavato delle imposte sui medesimi per i lavori di riassesto delle mura. Le 211 prostitute fatte prigioniere dai padovani quando nel 1386 batterono alle Brentelle l'esercito veronese furono portate sotto scorta e con grande onore a Padova e ivi furono ristorate alla tavola del signore della città.

Ma bisogna anche sottolineare come tutti gli studiosi di storia militare finora citati siano concordi nel mostrare un'importante variazione nel modo di portare la guerra nella seconda metà del XV secolo, quando cambiarono l'organizzazione degli eserciti, cominciarono a diradarsi le compagnie mercenarie e cambiò il modo di reclutare i soldati, ma, soprattutto, si cominciò a dar battaglia in qualsiasi stagione, perdendo l'uso dei quartieri invernali dove spesso i soldati vivevano con le loro famiglie (e quindi con le mogli, o presunte tali, al seguito). Non ho, purtroppo, testimonianze più dirette e precise per questo arco di tempo.

Uno studio preliminare: Bologna

Prima di citare la ricostruzione più approfondita di Novara, cito a titolo di interesse alcune notizie tratte da Lo statuto suntuario bolognese del 1401 e il registro delle vesti bollate in "Atti e memoria della R. Deputazione di storia patria per le province di Romagna", Bologna 1889, riguardo la gestione delle meretrici in Bologna:

L'invigilare sull'osservanza di questi precetti era attribuzione del giudice delle acque, strade e ponti, che avea giurisdizione eziandio sulle meretrici, sul porto d' armi e su tutto ciò che riguardava la pulizia urbana

inoltre, lo statuto del 1401 sancisce

che in nessun banchetto potessero essere presenti più di ventiquattro donne estranee alla famiglia di chi lo dava

Può darsi che Bologna diventerà oggetto di un prossimo studio.

La Barataria di Novara

Le mie informazioni riguardo la prostituzione medievale in Novara sono scarse e non voglio rimaneggiarle troppo, quindi citerò testualmente quanto segue da "Museo Novarese", a cura della Gavazzoli:

Il podestà avrebbe dovuto far costruire le banche di legno, qualora mancassero, presso il muro [del portico nuovo che sorge presso la chiesa e l'atrio di S. Maria almeno sin dalla metà del Duecento, insomma sul fianco settentrionale della Cattedrale di Novara - n.d.a] e porre travi tra un pilone e l'altro. Tuttavia era lecito a mercanti e ai fabbri ferrai porre le loro banche sotto a questo portico nei giorni di mercato per vendere le loro merci; ed era infine permesso tenere tavole per il gioco degli scacchi, delle carte e per altri giochi. In poche parole, accanto alla chiesa il Comune aveva organizzato una bisca all'aperto, che rimase funzionante sino al tardo Quattrocento; i novaresi la denominarono barataria. [...] Nel 1480 Maffeo Crivelli, ufficiale delle bollette del duca di Milano, trasferì la barataria nella sua casa di abitazione, sita a qualche decina di metri più ad occidente, verso il cimitero, ove aprì anche un bordello. "Ha tenuto et tene in la casa del habitacione desse officio la barataria expressa, senza rispecto alchuno, non solum in le feste di Natale, ma in tuto l'anno, per modo li corcoreno molti gioveni deviati et è cagione di gran male in questa cità. E questo procede per la grande rapina ne vene luy a conseguire, perché intendiamo tali giovane non se sanno partire dal gioco, che sempre li denari per la magio parte sonno soy. (...) May non è stato postribulo pubblico in questa cità et Mafeo oficiale in la casa propria desso officio, quale situata su la piazza aresa al ecclesia cathedrale, in loco de magiore concorso de la cità, ha tenuto femine meretrice publice cum quela inhonestà sanno usare simile femine".

Il passaggio citato nella citazione è tratto da Sforzesco, Potenze Estere, cart. 827, 5 gennaio 1480 (credo sia conservato presso la Biblioteca Trivulziana in Castello, Milano).

Da questo passaggio si evincono moltissime cose. In primo luogo, l'uso di termini come meretrici e postribolo pubblico viene attestato. Poi, non in tutte le città si vive così civilmente la presenza di prostitute regolamentate, e la cosa non ha da stupire giacché la pratica non ebbe seguito nei secoli a venire. Ci si stupisce e indigna se un ufficiale sforzesco gestisce un postribolo (mischiando l'autorità pubblica col potere privato?). Ma forse parte dell'indignazione deriva da dissapori di vecchia data per il controllo politico sulla piazza della Cattedrale e per l'impegno promosso, negli anni precedenti, da altri ufficiali ducali per riportare un senso di dignità in Novara, mostrando il potere di Milano (e per trasposto dei suoi ufficiali) già nell'aspetto degli edifici in cui svolgevano il loro mestiere. Proprio nel 1480, il concetto di honor civitatis è forte nella politica cittadina, ed altri ufficiali ducali si lamentano delle condizioni della propria abitazione (per altro nelle vicinanze di quella di Maffeo), dove si tiene mercato e si vendono prodotti alimentari, mentre loro amministrano le faccende di Stato.

Improvvisa, nel 1484, la peste colpisce Novara. Circa un decennio più tardi, sarà la guerra a tenere la città. Vita breve per il nostro postribolo.

Presso Novara è forte il dominio Sforzesco, e tuttavia la città non è quasi mai governata direttamente dai Duchi, più interessati a Milano, Pavia, Cusago e alle faccende straniere. Trovo interessantissimo il confronto con quello che sappiamo di Milano e Pavia, ad esempio, dove il postribolo è in diretto contatto (documentato) con la corte ed è regolamentato in maniera, mi verrebbe da dire, più trasparente di questo novarese.


Vedi anche:
  • Poggio Bracciolini - dizionario biografico Treccani, articolo a cura di E. Bigi
  • Poggio Bracciolini, Facetiae (un'edizione moderna del testo può essere Facezie di Poggio, Fiorentino, Nabu Press edizioni, 2010, ISBN-13 978-1141360130, riproduzione fotostatica di una ristampa precedente al 1924)
  • Papa Giovanni XXII - dizionario biografico Treccani
  • Marco Scardigli, Cavalieri, Mercenari e Cannoni, l'arte della guerra nell'Italia del rinascimento, Oscar Mondadori Storia, 2014, ISBN 978-88-04-64395-1
  • Storia di Milano, volume V, La Signoria dei Visconti (1310-1392) a cura della Fondazione Treccani degli Alfieri per la Storia di Milano, 1955
  • Johan Huizinga, Herfsttij der Middeleeuwen. Studie over levens-en gedachtenvormen der veertiende en vijftiende eeuw in Frankrijk en de Nederlanden, 1919
  • Michael Mallett, Mercenaries and their Masters, London, 197
  • Atti e memoria della R. Deputazione di storia patria per le province di Romagna, Bologna, 1889
  • Museo Novarese, documenti studi e progetti per una nuova immagine delle collezioni civiche, a cura di Maria Laura Tomea Gavazzoli, ed. Istituto Geografico de Agostini, Novara 1987.

Giovane ingegnere, appassionato di tardo Medioevo. Sono entrato nel giro della storia dopo aver provato a vestirmi ed agire come una persona del passato, scoprendo di poter vedere le cose nei musei con occhi diversi. Ora non posso più fare a meno di leggere (e scrivere) del XV secolo, soprattutto di quello italiano (milanese).