Sulla realizzazione delle canne da fuoco nel XV secolo

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Questo articolo esce grazie al regalo di F.C., alla consulenza di G.A. ed alla curiosità di G.M.

Per un capriccio, mi sono intestardito a saperne di più sulle armi da fuoco nel XV secolo. Quanto ho scoperto, l'ho inserito tra queste pagine, spremendo al massimo le mie capacità. Talvolta, le informazioni riportate dovranno subire qualche lieve correzione, ma, per lo più, credo di aver fatto un buon lavoro.
Grazie ad una visita al Museo delle Armi Luigi Marzoli di Brescia, ho avuto la possibilità di ottenere alcuni scatti che andranno ad arricchire la ricerca finora svolta.
Fucinatura a doghe
 In particolare, in quel museo sono conservati alcuni oggetti molto istruttivi.
Qui a sinistra, la foto di una bombarda costruita con doghe giustapposte e fucinate, rinforzate da numerosi anelli che servono ad assicurare la tenuta del pezzo.
Canna a lumaga
A destra, un particolare di una canna a lumaga, sulla cui realizzazione già ho parlato negli altri articoli.
Questa canna in particolare mi ha lasciato alquanto perplesso: si tratta di una canna da archibugione da posta (o qualche altra arma di simile concezione) di certo ben successiva al XV secolo. Sotto, una foto del manufatto completo (esposto senza descrizione). L'autore è mostrato per confronto (ed è alto 180 cm).
Credo sia il caso di citare per un attimo l'Angelucci, che scrisse:
Quand'ecco, un bel giorno dello scorso mese, mentre cercava appagare la mia curiosità colla lettura dell'inventario della munizione della Rocca di Guastalla fatto il venerdì 28 luglio del 1476, mi cadde sotto gli occhi la particola seguente: "scloptlus unus ferri factus a lumaga." Oh, dissi tra me e me, questo non è altro che uno schioppetto con canna rigata ad elica!
Egli si accorse dell'ormai famoso errore e si corresse in seguito. Eppure questa è una testimonianza dell'esistenza di una tecnologia molto interessante e ben poco nota.
Le canne rimasero senza rigatura ancora per molto tempo.
Faccio parlare ancora l'Angelucci per un attimo:
Lo scoppietto antico aveva una canna di ferro o di metallo non molto diversa nella forma da quelle de' fucili attuali, e come questi si caricò, fino dalla sua origine, per la bocca. Il foro del focone però in principio era situato nella parte superiore della culatta, a vece di esserlo sulla destra, come quando vi si ingiunse, più tardi, uno scodellino per porvi la polvere d'innescatura, cui si appiccava il fuoco a mano con la miccia o corda cotta. In se-
guito si aggiunse un congegno nomato (dalla forma) serpe, serpentino o (traghetto, che stringendo tra le ganascie la miccia, al premere col dito sul grilletto, si abbassava
per avvicinare il carbone della corda accesa alla polvere della inncscatura, che comunicava il fuoco alla carica.
Qui egli incorre in errore, giacché ho prodotto prove dell'esistenza della serpentina nei primi anni del XV secolo, ben prima dell'introduzione della parola Archibugio. Egli proseguirà nel testo spiegandone l'origine, traviato forse da ideologie politiche, mentre io lascio che ogni lettore scelga la storia che preferisce.