simulacri d'arma e rievocazione

28.6.12 0 Commenti A+ a-


Qualche riga di commento circa la legislatura in merito al porto d'armi bianche e la classificazione dei simulacri d'arma. Disclaimer: non sono un giurista, né un esperto in materia. Qui mi limito a riportare commenti di persone più formate di me ed esperienze personali.
Ho ritrovato di recente un vecchio articolo preso da Ars Historiae, quella splendida pubblicazione veronese tanto cara a molti appassionati e, ormai, ahimé, rarità. Si parla del porto d'armi bianche e della legislatura in materia. Vi propongo alcuni estratti di questo ormai paleo-articolo del 2005:
Il problema dell'uso di armi antiche nel corso di manifestazioni storico-rievocative non è di facile soluzione.
E, purtroppo, questo problema è ben noto a quanti portano con sé riproduzioni (o originali) di strumenti d'offesa di epoche passate o quasi contemporanee. Innanzi tutto, dalla mia esperienza, vengono considerate armi bianche, oltre alle armi bianche convenzionalmente riconosciute (lame affilate di lunghezza considerevole), anche le armi antiche, prive o provviste di filo, purché originali. Non sono armi bianche, al contrario le riproduzioni di armi antiche, purché sprovviste (ovviamente) di filo. Parimenti, archi e balestre sono armi non convenzionali, poiché considerati strumenti sportivi, il cui porto e trasporto è soggetto a restrizioni (trasporto in condizioni di sicurezza, ovvero con lo strumento non atto ad offendere in alcun modo, solo qualora vi sia una valida ragione di trasporto - esempio gara o allenamento - e seguendo il tragitto più breve per la destinazione). Le armi da fuoco sono di più complessa trattazione e meritano un articolo a parte più avanti.
Non è considerato porto d'arma l'esibizione di un simulacro durante una manifestazione da parte dei figuranti, poiché
è esclusa ogni sua intenzione di usarla come arma; egli la trasporta su di sé al fine di esibizione e in una situazione di pieno controllo da parte delle autorità
Le disposizioni contro il porto di armi bianche in ritrovi pubblici, siano essere armi proprie o improprie (e i simulacri sono certamente armi improprie) servono ad evitare che persone si raggruppino con l'intenzione di offendere, ma anche per evitare che ad una manifestazione storica, ad esempio, la folla si raduni in armi per assaltare il corteo.
in una manifestazione rievocativa si possono portare armi bianche, proprie e impropri e persino le armi bianche per cui vi è il divieto assoluto di porto, perché non si è di fronte ad un porto nel senso voluto dalla legge, ma ad una controllata esibizione in situazioni che escludono ogni impiego lesivo dell'oggetto
Queste, come le altre citazioni, sono estratti da un articolo tratto dalla rivista citata in calce e firmato da Edoardo Mori, giurista con esperienza pluridecennale nel campo delle armi e del diritto delle armi, già autore per la rivista Diana Armi dell'editoriale Olimpia di Firenze.
Ora, non per essere scettico, ma io personalmente non rischierei la presenza di un'arma bianca propria in un corteo storico, per qualsivoglia ragione. Inoltre ammetto che in questo materiala manca del tutto la trattazione del trasporto del simulacro, termine molto comodo per definire le riproduzioni fedeli in metallo, prive di filo, di armi bianche, per ragioni quali allenamento o manutenzione.

Spero che queste poche righe possano aiutare a indirizzare verso la giusta via i rievocatori, che spesso utilizzano strumenti in buona fede senza sapere quanto possa essere rischioso questo dal punto di vista legale.
Spero in futuro di avere tempo di migliorare questo articolo con l'aggiunta di riferimenti alla legge esistente. Non esitare a commentare aggiungendo la tua personale conoscenza!

Vedi anche:
  • Ars Historiae anno 02 numero 4 (2005)

Enrico Tessera

6.6.12 0 Commenti A+ a-



Questo articolo esce grazie alla cortese collaborazione del Comune di Mortara e di S.S.
 
In questo articolo voglio rendere onore ad Enrico Tessera, fu storico mio concittadino. Credo sia doveroso preservare e condividere la storia di quest'uomo che solo, nel XIX secolo, si è prodigato per raccogliere la storia della sua città e preservarla per le epoche future.
Enrico Tessera nasce a Mortara il 15 novembre 1828 e di lui si parla come di un uomo appassionato di storia e dal vivo amor di Patria. Dai registri comunali si evince quanto fosse stimato per l'onestà intellettuale, il carattere cordiale ed il retto comportamento.
Tra il 1884 ed il 1894 si dedica allo studio della sua città, Mortara appunto, con dedizione ed interesse, a tal punto da produrre diversi appunti, in quantità tale da ricostruire un'opera di pregio intitolata "Mortara nella storia: dalle origini al XIX secolo". Questa è considerata la sua opera di maggior pregio ed è composta di cinque volumi, per un totale di 1144 pagine. La sua copertura della storia della città arriva sino al 1892. Una copia si può consultare presso la Biblioteca Civica della Città.
Una parte del manoscritto, quella relativa alla Basilica di San Lorenzo, si trova, invece, presso la Basilica stessa, cui fu donata nel 1949 da Ada Rotondi Tessera, pronipote di Enrico.
La ricerca è considerata di pregievole fattura poiché si tratta di un'organizzazione del materiale contenuto negli archivi comunali della città, unita ad una contestualizzazione nel panorama storico generale dell'Italia

Il manoscritto è stato digitalizzato nel 2006 grazie al finanziamento del Lions Club Mortara Mede Host.

Il Tessera spirò a Novara l'11 febbraio 1894. A lui venne intitolata una via del centro storico di Mortara con delibera CC n°1 dell'8 aprile 1925 ("Denominazione delle vie cittadine").

Vedi anche: